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Narrazioni Migranti

Se una musica può fare…immaginiamo quello che può fare un film, un libro, un fumetto, un’infografica… nel promuovere un’informazione “altra” sul tema delle migrazioni.

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  1. Il programma “l’Aria che tira” andato in onda su La 7 l’ 11 settembre– come evidenziato dalla rassegna sul sito della Ass. Carta di Roma –ci dà misura di quelli che sono stati i temi caldi dell’estate…protagonisti assoluti i migranti: ….
    “tra lo sgombero dei rifugiati nel cuore di Roma, le polemiche sugli sbarchi, gli stranieri che stuprano e portano malattie e lo IUS SOLI. In un Italia che si è scoperta impaurita e in alcuni casi razzista….”
  2. 11 settembre 2017 | Paura e migranti, tormentoni (non solo ) estivi
  3. Gli italiani sono razzisti? Oppure sono immersi in un racconto mediatico parziale che tende a semplificare fenomeni ipercomplessi come quello delle migrazioni e spettacolarizzare gli eventi di cronaca che li vedono protagonisti, restituendo una percezione errata della realtà?

  4. Abituare la pubblica opinione a questa tipologia di messaggi alimenta l’odio; una pericolosa tendenza nella nostra società. I media possono, al contrario, essere il megafono della conoscenza dell’altro e avere un ruolo fondamentale da svolgere nella sfida contro razzismo e pregiudizi, incoraggiando la solidarietà sociale e contribuendo a promuovere la comprensione reciproca.

  5. Da anni giovani giornalisti, registi e scrittori, data designer,fumettisti, lavorano sui temi della migrazione cercando di proporre una visione differente. Hanno studiato le situazioni prima di raccontarle, per essere, così, accurati e precisi nella ricostruzione degli eventi, immergendosi totalmente nei contesti di riferimento. Con non pochi sforzi sono arrivati anche a proporre questi lavori al pubblico internazionale, finanziandosi con mezzi indipendenti o spesso con il crowdfunding. Si tratta di persone che per far valere il diritto all’informazione dei cittadini hanno corso anche dei grossi rischi, come è successo a Fabrizio Gatti e recentemente a Gabriele Del Grande.

  6. Con questo storify vorremmo evidenziare i lavori di altissima qualità prodotti da questi professionisti e chiederci se forse non sia arrivato il momento di dare loro più spazio nel discorso pubblico e mettere al centro del messaggio mediatico il concetto di UMANITA’.

  7. Le immagini e le suggestioni proposte da queste opere ci aiutano a capire quanto sia variegato il panorama culturale, quanto sia ricco di sfumature e a non ricondurre il concetto di migrante a un blocco monolitico.

  8. Le rotte del sogno e del dolore


  9. Qualcuno già nel lontano 2008 era andato a vedere da dove venivano i migranti che arrivavano in Italia, quali viaggi percorrevano, quali aree del deserto attraversavano per giungere in Europa.
    Il documentario “Come un uomo sulla terra” quasi dieci anni fa ci parlava di argomenti che ora sono sulla bocca di tutti; ci parlava di rotte migratorie, prigioni in Libia, viaggi in condizioni disperate e situazionidi vita drammatiche.
  10. come un uomo sulla terra
  11. Documentario prodotto in Italia e diretto dai registi Andrea Segre, Riccardo Biadene e Dagmawi Yimer.

  12. Chi sono questi giovani?

    I giovani harragas.
  13. Nel 2007 esce in libreria “Mamadou va a morire” di Gabriele Del Grande. Il racconto coraggioso di un giovane giornalista che ha seguito pertre mesi le rotte dei suoi coetanei lungo tutto il Mediterraneo, dalla Turchia al Maghreb e fino al Senegal, nello sforzo di custodire i nomi e la memoria di una generazione vittima di una mappa. Il suo è anche un grido d’allarme su una tragedia negata, che chiama in causa l’Europa, i governi africani e le società civili delle due sponde del Mare di Mezzo. (dal blog fortresseurope.blogspot.it)
  14. Amazon.it: Mamadou va a morire. La strage dei clandestini nel ...
    Amazon.it: Mamadou va a morire. La strage dei clandestini nel ...

  15. Il punto di forza di Gabriele Del Grande è il fatto di raccontare la vita di questi ragazzi allo stesso modo in cui racconterebbe la storia dei suoi coetanei. La particolarità è però che questi ragazzi pieni di sogni e speranze vivono nel sud del mondo, in paesi in cui non basta una carta d’identità per girare, c’è bisogno di visti, passaporti e lasciapassare di vario tipo….se non ce li hanno, per arrivare, devono bruciare la frontiera. Questi giovani, fra loro, si chiamano harragas.

  16. Il mediterraneo è un cimitero, ne tiene traccia il blog Fortress Europe

  17. Non tutte le morti di esseri umani fanno notizia. Per anni infatti a livello di media generalisti si è saputo poco o nulla delle stragi che avvenivano in mare.
    Il blog Fortress Europe già da circa dieci anni tiene il conto dei morti e cerca di registrane i nomi per dare dignità alle vittime e alle famiglie.
    Si legge sul sito:
    “Dal 1988 sono morte lungo le frontiere dell'Europa almeno 27.382 persone, di cui 4.273 soltanto nel 2015 e 3.507 nel 2014. Il dato è aggiornato al 2 febbraio 2016 e si basa sugli incidenti documentati dalla stampa internazionale negli ultimi trent'anni.

  18. Le mappe interattive mettono nero su bianco l'entità delle stragi

  19. L’ enorme mole di dati del blog Fortress Europe (assieme ad altre fonti) è stata poi resa fruibile grazie al lavoro di alcuni data designer che hanno realizzato un progetto pluripremiato:
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