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  1. Aggregare, riannodare i fili di un “discorso” che nel mare magnum di tweet, post, articoli, immagini, video (e quant'altro possa essere condiviso sul web) sembra continuamente
    perdersi, annodarsi e scomparire dopo pochi attimi. È una delle “ossessioni” più frequenti che caratterizzano chi, a vario titolo, frequenta abitualmente il web: fermare e ordinare i diversi materiali, non solo nella forma di una libreria più o meno organizzata, ma anche in quella di un racconto “narrativamente” coerente e accurato.

    Una risposta interessante a queste esigenze potrebbe venire da Burt Herman giornalista-imprenditore (termine professionale su cui molto si discutedi questi tempi negli Usa) che dopo dodici anni all'Associated Press, passati per la maggior parte come inviato in Asia e in Est Europa, ha dato vita insieme allo sviluppatore Xavier Damman a Storify una startup che ha acceso subito l'entusiasmo di diversi addetti ai lavori, non ultimo Michael Arrington che – lo scorso settembre – l'ha voluta tra i finalisti al TechCrunch Desrupt.

  2. "L'idea nasce da una riflessione sul futuro del giornalismo e del fatto che tutti ormai stiamo continuamente creando contenuti. Siamo inondati di Tweet,di video di YouTube , le foto di Flickr e tutto il resto. Chiunque può essere un "reporter", quando si verifica un evento. Ma non tutti sono un "giornalista", capace di dare un senso a un fatto collocandolo in un contesto. Così abbiamo costruito un sistema per aiutare le persone a fare questo, prendere il meglio dei mezzi di  comunicazione sociale e restituirli in una storia. To "storify"it".

    (Burt Herman intervistato da Robert Hernandez per Online Journalism Review)

  3. La versione attuale di Storify è dichiaratamente beta e in fase di sviluppo in attesa dei feedback degli utenti, ma il suo funzionamento è molto semplice e intuitivo. Una volta attivato il proprio account (occorre per adesso un invito, comunque molto semplice da ottenere) si possono cercare argomenti con parole chiave sui social media più diffusi (anche se ne mancano alcuni, ad esempio Vimeo). Su una colonna a destradel nostro profilo, si possono poi montare i vari link o citazioni di articoli e aggiungere direttamente parti di testo originali (quindi non semplicemente un collage di link e Tweet).
  4. Storify Interface Mockup
  5. I started off in a fairly typical journalism role -- I went to work for the AP because I wanted to work overseas as a foreign correspondent, and they had the most opportunities to do that. So after graduating, my first journalism job was as a temp hire at AP and things went from there -- a couple years in Detroit and then a post as an editor on the International Desk in New York before I was sent overseas to Berlin. From there, I went to Moscow and then to Uzbekistan to start a new bureau for A
  6. Insomma uno strumento che sembra essere, più di molti altri, la realizzazione pratica di quel “Cover what you do best. Link to the rest” coniato da Jeff Jarvis come emblema del web journalism. L'economia della condivisione e del collegamento tra testi e contenuti, come uno dei paradigmi per un nuovo modo di fare informazione.
  7. La startup è stata messa alla prova “sul campo” lo scorso 15 ottobre quando Mandy Jackson editor di TBD (una testata on line di cronaca locale molto social media oriented) ha deciso di utilizzare Storify per raccontare un fatto cruento di cronaca – un omicidio a seguito di una rissa davanti a un locale cittadino – accaduto in quel giorno, integrando il lavoro di redazione a quello dei continui aggiornamenti provenienti dalla Rete. Qui il risultato del lavoro.
  8. L’utilizzo della piattaforma per raccontare quel fatto di cronaca è stato notato, Jay Rosen (uno dei più attenti osservatori della Rete) lo ha subito segnalato, e alla Nieman Storyboard di Harvard si sono subito chiesti “Can social media serve as source material for compelling news narratives?”. La risposta visti i risultati ottenuti da TDB.com è stato un “sì” convito.
  9. Can social media serve as source material for compelling news narratives?
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