Un bel dibattito sul futuro dei Musei

Grazie a Dario Salvelli è partito sulla rete un bel dibattito sui musei, dopo le infelici affermazioni del Ministro. Riassumo brevemente interventi e temi

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  1. Cominciamo con le affermazioni del Ministro:
  2. Ci sono 3 classi di musei: - I grandi musei ritenuti sostenibili e attrattivi che hanno più di 800 mila presenze/annue; - I medi musei sostenibili economicamente ma non attrattivi con più di 150 mila presenze; - I piccoli musei non sostenibili con meno di 50 mila presenze.
  3. Che io ho commentato così: Giancarlo Dall'Ara's insight:al Ministero non sembrano avere nè il polso della situazione e nemmeno idee chiare per il futuro.Speriamo bene.
  4. Immagino spinto da motivazioni non dissimili Dario Salvelli ha scritto un bellissimo articolo e ha stimolato un confronto:
  5. Grazie facebook.com/caterina.pisu1" class="">Caterina Pisu, eccellente sintesi, che condivido. Aggiungerei alla critica all'"economicismo superficiale" anche la critica al marketing banale appiattito sui modelli USA (che imperversa nel nostro Paese e direi soprattutto nelle Uni...versità). Aggiungerei però anche la necessità di rivedere l'attuale modello gestionale che non è su misura dei (non pochi) problemi e degli obiettivi dei piccoli musei, il del 95% dei musei italiani (2Fwww.piccolimusei.com&h=JAQGKZCaU&s=1" class="">piccolimusei.com) Propongo questa breve nota anche a facebook.com/DarioSalvelli" class="">Dario Salvelli che ha stimolato un bel dibattito, e a facebook.com/robertamilano" class="">Roberta Milano che, vedo, si interessa al tema.Visualizza altro
  6. A proposito di marketing banale:
  7. Qualche giorno fa sono stato in visita ad un bel museo, un museo di storia locale, di quelli che io definisco il "museo dei musei" (un museo cioè che invita a visitarne altri). Una delle ragazze che ci ha accompagnato sembrava avesse letto i miei libri, parlava di "Rimandi", di stimoli e non divieti a fotografare..., insomma tutto bene, se non fosse che era vestita come una hostess di un aeroporto! Strano, ho pensato, un bel museo, una bella esperienza, perché banalizzarla con una divisa decontestualizzata? Poi il mistero si è chiarito da solo. All'uscita la hostess ci ha riempito di gadget: la penna col marchio, la busta col marchietto, i materiali tutti coordinati e uguali, e altri gadget ancora...., esattamente come quelli che si ti darebbe una qualunque azienda produttrice di un qualsiasi prodotto standard, in qualsiasi parte del mondo! Ma non era quello un museo di storia locale? Cioè di quelli che valorizzano le identità locali, le radici, la comunità locale? Tra i tanti gadget anche il biglietto da visita con la qualifica "promotion manager". Ecco, perfetto! E' il classico caso nel quale il marketing non è più uno strumento di lavoro, qualcosa che tu utilizzi per migliorare la tua attività, ma diventa una filosofia aziendale, che tutto omologa, e rende sostituibile. Insomma non è più il museo che usa il marketing, ma il marketing che pervade e stravolge il museo. Proprio quello che i musei non devono fare, se vogliono proporre l'identità dei luoghi e se vogliono avere un'anima.
  8. Cercheremo di riprendere il dibattito nei prossimi convegni dell'Associazione Nazionale Piccoli Musei (APM) piccolimusei.com
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