INVALSI

Il dissenso nei confronti delle valutazioni INVALSI passato in rassegna

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  1. .ilfattoquotidiano.it/2014/11/30/

  2. Test Invalsi alla Maturità? Per ora sono solo una minaccia ma qualcuno li sperimenta già

  3. Quel che si dice essere più realisti del re.
    La dirigente scolastica dell’Istituto Tecnico Agrario “Emilio Sereni” di Roma, con la circolare 128, ha stabilito (lei, e non il collegio dei docenti, che delibera in materia di didattica; lei, e senza nessun tipo di consultazione) di inaugurare una nuova modalità – quella dei Pretest – senza che i docenti ne sapessero nulla. Di che si tratta?
    Come è noto la questione dei Test Invalsi tiene banco in particolare nel mese di maggio, quando scuola primaria, secondaria di primo grado e ultimo anno del biennio della secondaria di II grado sono impegnate nella somministrazione dei test. Moltissime, ogni anno, le polemiche: i test contrastano completamente l’impostazione critico-analitica dell’apprendimento e del sapere, impongono ai docenti il “teaching to the test”, l’insegnamento in funzione del superamento del test e non dell’acquisizione di conoscenze; antepongono la velocità alla riflessione. Queste ed altre critiche sono oggetto di dibattito approfondito in altri Paesi molto più avanzati del nostri in tema di valutazione; un dibattito che solo l’estremo provincialismo italiano può ridurre nei termini del diktat, della necessità di volontà altrui (ce lo chiede l’Europa!), dell’ovvietà esecutiva e della arbitrarietà coercitiva e dirigista, non tenendo conto della profondità dei temi e delle argomentazioni che la problematica evidenzia. I test Invalsi vanno a minare la capacità di riflessione e ragionamento indispensabili agli apprendimenti di fenomeni complessi, riducendo l’apprendimento medesimo a facoltà eminentemente mnemoniche e ripetitive. Piegare la dimensione complessa della didattica a mero addestramento allo sviluppo di tali facoltà significa dunque annullare lo studente come soggetto nella sua complessità per considerarlo un risponditore automatico alle nozioni somministrate; e – di conseguenza – alienare alla scuola il mandato che le assegna la Costituzione Italiana: quello di licenziare cittadini consapevoli, dotati di pensiero critico.
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    Non è bastato imporre i test Invalsi nel mese di maggio, ormai da anni; né travalicare attraverso un’imposizione costante l’opposizione su una materia – quella dei test – che si basa su una normativa in realtà sdrucciolevole, senza una fonte di primo grado di riferimento; una normativa che, come sta accadendo – ad esempio – anche per i Bes, poggia su circolari, direttive, decreti ministeriali, regolamenti e che trova la sua applicabilità nell’uso (e nell’abuso) più che nella norma. Il caso Sereni si segnala come esempio di zelo veramente inconsueto, proponendo l’anticipazione di quella che, per il momento, è solo una (scellerata) proposta: somministrare i test Invalsi all’esame di Stato. Tale possibilità, come è noto, è stata periodicamente ventilata dai ministri che si sono succeduti negli ultimi anni; ma mai nessuno aveva evidentemente proposto la propria candidatura (prevaricando le prerogative degli organi collegiali) per fare da scuola polo della sperimentazione. La circolare della dirigente – invece – impegna 3 classi terminali a sperimentare il 2 dicembre il test Invalsi in prospettiva dell’Esame di Stato, in presenza di un commissario dell’Istituto di Valutazione.
    Il Gruppo No Invalsi di Roma – previa una richiesta di chiarimenti inviata per raccomandata, alla quale la ds non ha mai risposto – insieme a docenti e studenti del Sereni ha tentato di opporsi all’iniziativa, che nel merito e nel metodo presenta una serie di caratteristiche inaccettabili. Il 2 dicembre, dunque, molto probabilmente i pionieri dell’invalsizzazione coatta del Sereni saranno sottoposti al test, anticipando qualsiasi provvedimento ufficiale da parte del Miur e del Governo. La scuola di cui si parla, all’inizio dell’anno, accolse il ministro Giannini in visita pastorale. Temiamo che la scelta di fare di quella scuola – come si legge dalla circolare della ds – istituto di Pre-test sia il frutto dell’ennesimo italiota compromesso deciso nelle segrete stanze. Le strade che rimangono al Gruppo No Invalsi, che chiede il rispetto dell’art.5 (Accesso Civico) della legge per la trasparenza, contro le illegalità e la corruzione nella Pubblica amministrazione, sono due: il ricorso alla commissione per la Trasparenza o la denuncia alla Magistratura, anche nell’osservanza degli artt. 23 e 28 della Costituzione (Art. 23. Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge; Art. 28. I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici).
    Staremo a vedere.
  4. Invalsi, disobbedienza civile con tweet, ironie, test in bianco

    —  Roberto Ciccarelli, 13.5.2014
    Studenti. Larga adesione alla campagna di boicottaggio. Per i Cobas il 30% delle classi ha boicottato la prova, per il Miur l’1,79%


    A metà pome­rig­gio, l’hashtag #invalsi2014 aveva supe­rato #veri­tà­pi­ran­del­liane. Una coin­ci­denza molto più che sim­bo­lica che ieri ha fatto esplo­dere la rete ita­liana dove, a migliaia, si sono river­sati i tweet iro­nici e di pro­te­sta con­tro le prove Invalsi che hanno coin­volto 562 mila stu­denti in seconda superiore.
    Tra foto di prove boi­cot­tate nelle maniere più fan­ta­siose, e alcuni dise­gni inge­gnosi, gli stu­denti ita­liani hanno mostrato di avere appreso la lezione piran­del­liana sull’ironia. Lo sber­leffo, il segno gra­fico, la bat­tuta anche pesante sul per­so­nag­gio di «Nello» — l’incolpevole astra­zione che verrà ricor­data per tutta la pros­sima gene­ra­zione — hanno fatto per­ce­pire l’estraneità degli stu­denti rispetto ai valori di una società neo­li­be­rale che affida alla valu­ta­zione di que­sti test la distri­bu­zione delle risorse alle scuole e l’aumento degli sti­pendi dei docenti «meri­te­voli». Meri­te­voli di avere modi­fi­cato la loro didat­tica e per­met­tere ai loro stu­denti di sce­gliere la rispo­sta giu­sta con una cro­cetta. Non sono man­cate le frec­ciate agli esperti che hanno sti­lato il test. A comin­ciare dall’indicazione che impo­neva di «non girare pagina fin­chè non ti sarà detto di farlo». Qual­cuno ha rispo­sto, «Dobby non ha padroni, Dobby è un elfo libero».
    Oppure: «Non girare il foglio altri­menti arri­vano i par­ti­giani in classe». Il migliore è stato chi ha rispo­sto a que­sta ingiun­zione così: «Genny ’a Caro­gna ha detto che posso girarla!». Alla domanda «metti una sola cro­cetta« tra maschio e fem­mina i ragazzi si sono sca­te­nati, dimo­strando tra l’altro una certa cono­scenza sul dibat­tito sul Queer. «Pen­savo di met­terne due», ha scritto qual­cuno. Oppure: «Sono un periodo di tran­si­zione». E ancora: «Signori e signore, pen­savo fos­simo ibridi». Lo spi­rito irri­ve­rente ha colto il punto: i ragazzi vivono i test come un’imposizione dall’alto. Non sop­por­tano di essere le cavie della didat­tica neo­li­be­rale e riba­di­scono i dubbi espressi da illu­stri acca­de­mici in tutto il mondo sulla vali­dità peda­go­gica e cono­sci­tiva dei test.
    In molte città ci sono state anche mani­fe­sta­zioni e cor­tei par­te­ci­pati. Abbiamo scritto ieri dell’occupazione dell’ex tea­tro Lirico a Milano, ribat­tez­zato «Boy­cott Invalsi Space» dagli agguer­riti stu­denti mila­nesi. Senz’altro l’azione poli­tica più riu­scita della set­ti­mana di boi­cot­tag­gio lan­ciata da tutte le orga­niz­za­zioni stu­den­te­sche (l’Uds. la rete degli stu­denti medi, l’Udu e nume­ro­sis­simi col­let­tivi). «Gli stu­denti — hanno soste­nuto i Cobas — hanno ridi­co­liz­zato in mille modi i quiz annul­lan­done ogni vali­dità o impe­den­done l’effettuazione e infi­ciando ogni cre­di­bi­lità dei risul­tati in circa il 30% delle classi». Negli isti­tuti di Vene­zia e Mestre cen­ti­naia di stu­denti hanno orga­niz­zato cor­tei sel­vaggi. A Napoli in 500 tra stu­denti e pro­fes­sori hanno sfi­lato tra fumo­geni e con le maschere, non di Ano­ny­mous ma con la «X» del test stam­pata sul volto. Così poi a Vicenza, Rimini e Padova, men­tre a Bolo­gna è stata scelta una forma di pro­te­sta «erme­tica». Così l’hanno defi­nita que­gli stu­denti che hanno «chiuso» con il sili­cone e catene le ser­ra­ture dei por­toni, accom­pa­gnando l’azione con un mas­sic­cio volan­ti­nag­gio con­tro «l’inutilità e la dano­sità» della som­mi­ni­stra­zione dei test.
    Una mobi­li­ta­zione dif­fusa e capil­lare che ha sor­preso gli stessi orga­niz­za­tori della pro­te­sta. L’Uds ha anche pro­mosso uno «spor­tello SOS #invalsi2014»: «Il prof valuta le invalsi? è ille­gale!». L’invito agli stu­denti è scri­vere a unionedeglistudenti@​gmail.​com o tele­fo­nare allo 06/69770332.
  5. PEDAGOGIA. INTERVISTA A RENATO FOSCHI SUI TEST SCOLASTICI

    «IL METODO MONTESSORI È L'ALTERNATIVA»
    Il Manifesto – 17 maggio 2013 – pag. 5
    «L'Invalsi vuole creare un bambino cosmopolita, un cittadino desiderabile per i mercati globali, che sappia cioè muoversi tra le frontiere come un moderno imprenditore di se stesso (...). Chi non rientrerà in questo modello fondato su conoscenze rigide valide in tutto il mondo verrà emarginato e scomparirà. Questa è una deriva dei valori illuministici che ci richiamano a una profonda riflessione».
    IN COSA CONSISTONO QUESTI TEST?
    Sono test di abilità per verificare le capacità nella lettura e il livello di apprendimento in matematica e in inglese degli studenti italiani dalla seconda elementare fino alla maturità. Possono essere usati per verificare i disturbi di apprendimento nel bambino, ma anche per misurare la capacità delle scuole nel veicolare un pacchetto di conoscenze standardizzate che vale per tutti, a prescindere dalle culture o dalle nazioni di appartenenza. L'Invalsi pensa così di potere misurare mediamente i ragazzi di una certa scuola o di una certa regione, stabilendo una comparazione con le scuole di altre regioni o di altre nazioni. Con ogni probabilità questi test produrranno tutt'altro.
    COSA?
    Pur di non essere categorizzate come inferiori, le scuole insegneranno ai bambini come superare i test Invalsi. Useranno il tempo della didattica per preparare i bambini ai quiz, un po' come succede nella scuola guida.
    COME VERRANNO USATI I RISULTATI DI QUESTI TEST?
    Non lo sappiamo. Questi test non verificano le carenze di una scuola, o come dovrebbe essere organizzata per migliorare l'insegnamento. Misurano solo le medie dei punteggi dei bambini e ne ricavano statistiche su base geografica.
    I TEST NELLA SCUOLA SONO OGGETTO DI UN DIBATTITO INTERNAZIONALE IMPORTANTE. IN COSA CONSISTE?
    C'è chi pensa che i test Pisa, come quelli Invalsi, servano alla gestione biopolitca della popolazione dalla nascita alla tomba. E c'è chi, come Robert Lynn, un'autorità nel campo della psicologia mondiale, li ha ritenuti utili per gerarchizzare le differenze del quoziente intellettivo tra paese e paese, una visione che sfiora l'eugenetica. Lynn tra l'altro si è occupato dell'Italia nel 2010 e ha sostenuto che gli italiani del Sud sono meno intelligenti di quelli del Nord e che questo produce un'arretratezza economica. Chi ha pensato i test Invalsi critica queste posizioni e vuole dimostrare che Lynn ha torto dal punto di vista metodologico. Mi chiedo se sia corretto, dal punto di vista etico, sottoporre tutti i bambini italiani a queste prove che possono essere usate strumentalmente, per fini diversi da quello del miglioramento pedagogico.
    COSA PENSA DEL PROGETTO DI ESTENDERE LE PROVE INVALSI A TUTTI GLI STUDENTI ENTRO IL 2015 PER RENDERLI VINCOLANTI PER L'ACCESSO ALL'UNIVERSITÀ?
    Spero che fallisca. La scuola dev'essere a misura dell'individuo e deve cercare di sviluppare la creatività che è alla base di ogni aspetto della vita sociale.
    QUALE METODO SCEGLIEREBBE PER LA VALUTAZIONE DEGLI STUDENTI?
    Quello Montessori, uno dei pochi metodi pedagogici sperimentati empiricamente. Si basa su un'organizzazione della struttura scolastica a misura di bambino. Quando vennero inventati i test, le fu chiesto di applicarli ai bambini romani. Lei si rifiutò dicendo la pedagogia doveva essere a misura del bambino, ma non doveva misurare i bambini perché non avrebbe portato a riforme pedagogiche ma solo alla riforma degli esami. Quello che sta accadendo con i test Invalsi.
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  6. È inutile porre l'enfasi sulla valutazione se non si tiene conto che la validità delle scelte educative non si può valutare se non a distanza di tempo.
    Benedetto Vertecchi insegna Pedagogia sperimentale all’università Roma Tre. È stato presidente del Centro europeo dell’educazione (Cede) e dell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema di istruzione (Invalsi). -
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