Epifanie della furia

La furia dei cervelli: un libro che vive senza tetto né legge, senza editori o "preghiere di pubblicazione", più che un libro, un movimento. Racconto di un viaggio in Italia sulle tracce di un'epifania: il Quinto Stato.

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  1. "Piuttosto che soffermarsi su un fenomeno minoritario come l'emigrazione intellettuale - scrive S.M. - questo libro va alla radice dell'esclusione di milioni di persone dal patto sociale, in una repubblica travolta da una crisi senza precedenti, ma anche attraversata da movimenti studenteschi e universitari, del lavoro autonomo e delle partite Iva, del mondo della cultura e della conoscenza":
  2. "La tradizionale formula della “fuga dei cervelli”, lamentazione rituale di tutto l’establishment politico-culturale quando viene interrogato sullo stato della ricerca in Italia - spiega Marco Ambra - nasconde in realtà l’implicita adesione all’ineluttabilità delle politiche economiche neoliberiste che hanno causato l’attuale crisi economica [...] Parallelamente, la categoria di lavoro autonomo ha assimilato negli anni Novanta anche lo spettro del lavoro culturale: quello che Luciano Bianciardi definiva il “quartario” produce oggi prestazioni linguistico-virtuosistiche, saperi, simboli, immaginario, capacità di costruire soggettività, senso, interpretazioni e mediazioni, in una situazione d’isolamento sociale (prestazioni sottopagate, assenza di programmi previdenziali, vuoto giuridico nell’ambito della tutela dei diritti, precarietà esistenziale) che ne contraddice la centralità produttiva: i lavoratori della cultura sono gli oscuri protagonisti delle trasformazioni che interessano le principali metropoli italiane (Roma, Milano, Torino, Napoli). Fin qui, niente di nuovo sotto la luce del sole".
  3. Nel capovolgimento della fuga in furia, considerata nella recensione che segue "come matrice del cambiamento e dell'auto-trasformazione" emerge un resto, certamente non voluto dall'autrice, da cui trapela l'ombra della meritocrazia. Questo testo è interessante poiché prova a rovesciare l'idea che i "migliori" se ne vanno mentre i "mediocri" sono destinati ai lavori umili in patria: "Nessuno venga a dire che si deve ritornare ai mestieri umili perchè a quelli ci possono tornare anche i figli dei politici, magari quelli che comprano lauree e diplomi, non si capisce perchè ai mestieri umili di debbano andare quelli che si sono laureati con i loro sacrifici e i sacrifici dei genitori". Emerge la furia contro la "casta" dei politici che sottrae le risorse e costringe i figli ai "lavori umili", ma si dà credito all'idea che la fuga dei cervelli sia un esodo omogeneo, e per di più di massa, di "talenti" utili allo sviluppo della nazione, mentre invece è un fenomeno estremamente minoritario. Il punto, infatti, è il demansionamento e la deprofessionalizzazione del lavoro della conoscenza e, più in generale, l'espulsione dei diritti fondamentali del lavoro indipendente dal punto sociale vigente:
  4. "Procedere genealogico che non può non ricordare la partizione dei capitoli e, dunque, la strategia di composizione - si parva licet comparari - di un libro decisivo per molte delle esperienze d’eresia filosofica e politica  della storia recente, ossia Mille-piani di Deleuze e Guattari - scrive Andrea Salvo Rossi - isotopia che so non essere casuale – non solo perché mi è capitato di parlarne con Roberto – ma perché l’arsenale concettuale che Deleuze e Guattari ci hanno allestito è una sorta di premessa e filigrana del testo, che ci orienta nella definizione della posta in gioco – in termini di teoria del potere e di pratiche di soggettivazione – del libro".
  5. La furia dei cervelli viene definita "più che un libro, un movimento" in occasione della sua presentazione a Cassino: 
  6. Una definizione che affila, e dà corpo, una passione, alla definizione che avevamo adottato inizialmente: quella di libro "network": 
  7. La furia - sostiene Marina Donati - è un movimento per le coscienze e verso un welfare comune: "Ci sono libri che pervadono, che agitano gli animi, che costituiscono un movimento per le coscienze umane: libri che ti fanno vivere la tua vita e la realtà  da protagonista e non da spettatore passivo. Libri trasparenti perché veri [...] il libro è un continuo divenire, un divenire che fluisce verso una società mutualistica, e che ci consente dunque di non considerare la Furia come un libro chiuso a sé stante, ma come un libro che interagisce verso un welf[a]re comune".
  8. La percezione della passione della "furia" come "movimento" assume - per Simone Carletti - i contorni del Quinto Stato "che ambiziosamente sostiene e difende l’autonomia umana e professionale di chi ha scelto di non dipendere":
  9. Marina Mastropierro scrive: "Consumato il modello sociale basato sulla rappresentazione dei ruoli, i lavoratori della conoscenza propongono un mondo basato sull’esperienza e sulla dimensione etica delle passioni piuttosto che sullo status e sulla rappresentanza politica, un mondo nel quale le biografie hanno più valore delle competenze. In questo contesto si muove il Quinto Stato, un soggetto politico plurale e trasversale alle differenti classi e condizioni sociali, un attore collettivo accomunato dal desiderio di una vita autonoma e indipendente"
  10. Alessandro Viti descrive questa passione-movimento (la furia) come "uno spazio multimediale al servizio di una piattaforma politica che sta cercando di unire le forze del vasto e disgregato mondo di indipendenti [...] Questa zona grigia rappresenta la componente più visibile del Quinto Stato, categoria che in essa tuttavia non si esaurisce. La genealogia storico-filosofica e l’attuale presa di (auto)coscienza del Quinto Stato sono suggestivamente ricostruite e messe in parallelo attraverso cortocircuiti temporali che passano dalla Pantera a Diogene il cinico, dalla manifestazione studentesca di Roma del 14 dicembre 2010 a Spinoza e i Seduttori del Seicento, dal Teatro Valle Occupato alla Comune di Parigi":
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