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L'era della società post fattuale

"Post truth" è la parola dell'anno per l'Oxford Dictionary; non è un segnale positivo, vuol dire che ormai la preponderanza delle emozioni sui fatti è definitiva, implementata a pieno regime. Raccolgo qui gli interventi sul tema, dallo stato dell'informazione al ruolo dei social e della politica.

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  1. Come si legge questo Storify: è semplice, c'è il link segnalato seguito da una descrizione per dirvi chi è l'autore e a grandi linee perché è stato inserito nell'elenco. si va in ordine cronologico, dai più recenti ai più vecchi.

    Volete segnalare articoli?
    Mi trovate su Twitter @ivys83, e se scrivo qualcosa e su ivys.it

  2. Paolo Attivissimo sul suo blog (11/1/2017) richiamando anche un post di ulteriore approfondimento di Agi, spiega come la cronaca del caso di spionaggio dei fratelli Occhionero sia stata raccontata senza fare le opportune verifiche.

    "Ieri c’è stato un delirio collettivo di titoli di testate giornalistiche che dichiaravano senza alcun dubbio che gli account di mail di Draghi, Renzi e Monti erano stati violati da Giulio e Maria Francesca Occhionero, colpiti da ordinanza di custodia cautelare nell’ambito del caso denominato EyePyramid. Ma queste dichiarazioni sono basate sul nulla: o meglio, sul fatto che nella versione circolante ieri dell’ordinanza di custodia cautelare per gli Occhionero mancava una pagina."
  3. Luca sofri (11/1/2017) smonta un articolo del quotidiano Il Giornale che inganna i propri lettori con l'illusione di basarsi su dati oggettivi che invece sono male interpretati o falsi.

    "Ma i lettori del Giornale sanno un’altra storia, immaginano un altro mondo, altri fatti (e votano di conseguenza). Mica possono controllare online ogni articolo (che poi è pieno di “fake news”, su internet), scrivere all’Istat, eccetera."
  4. Andrea Danielli su Strade (11/1/2017)
  5. Anna Momigliano per Rivista Studio (9/1/2017)

    "Come mai il negazionismo scientifico è più diffuso proprio tra chi ha studiato? E cosa c'entra questo con la post-verità?"
  6. Luca Sofri (6/1/2017)

    "Risultato, i protagonisti della questione in Italia sono quattro: i falsificatori online, i falsificatori nelle testate giornalistiche; i falsificatori in politica; i peculiari falsificatori del M5S. Non si capisce chi rimanga con cui discuterne seriamente e con l’idea che possa servire a qualcosa: non resta che continuare a svuotare il mare col secchiello, e rammaricarsi della propria ingenuità nell’avere immaginato che la preoccupazione attecchisse, finalmente."
  7. Claudio Lagorarsini, ilpost.it (4/1/2017)
  8. Wil NonLeggerlo per l'Espresso (30/12/2016)

    Complotti surreali, avventure sessuali, tweet razzisti ed omofobi. Elogi dell'assenteismo, insulti, nuove insapute. Congiuntivi toppati, promesse disattese, sciacallaggi vari ed eventuali. E molto, molto altro nella nostra top 100
  9. Ebook gratuito di Agi (Agenzia Giornalistica Italia) (29/12/2016)

    Il 2016 è stato indicato come l’anno delle post verità e la redazione di Agi punta a descrivere cosa resta delle informazioni che sono diventate gli eventi che quest’anno hanno cambiato la storia. Per il condirettore di Agi, Marco Pratellesi: “Combattere le notizie false, ovunque esse dispieghino il loro ingannevole potenziale, creare una migliore esperienza online per i lettori, contribuire a una discussione civile e informata che è la base di ogni decisione consapevole è il nostro compito. La verità conta. Non è solo la parola d’ordine che ci siamo dati qui all’Agi: è la base fondante di ogni giornalismo che non voglia rinunciare alla propria missione e rilevanza”.
  10. Claudio Cerasa sul Foglio (28/12/2016)

    Che differenza c’è tra una notizia falsa che arriva da un sito sconosciuto e una che arriva da una procura e alimenta la propaganda di un movimento politico?
  11. Alessandro Giberti per Il24 Magazine (20/12/2016)

    Il più grande social network è responsabile della divulgazione immane di “fake news” (la prima delle quali riguarda proprio la sua neutralità). Ma forse non è la cosa più grave: il futuro del colosso di Mark Zuckerberg potrebbe mettere in pericolo democrazia e media tradizionali. E fomentare nuovi settarismi
  12. Cecilia Mussi per Pagina99 (23/12/2016 in edicola, online 4/1/2017)

    "In Germania, dove da tempo è in atto un dibattito per la circolazione di post che incitano alla violenza (il famoso hate speech), in vista delle elezioni del 2017 si discute anche delle notizie false che girano sulle bacheche Facebook. Negli ultimi giorni, scrive il Guardian, il social network ha annunciato una partnership con un’azienda esterna di fact checking per il controllo delle notizie, cercando così di contrastare la proposta di legge tedesca che prevede una multa di 500 mila euro se non verranno rimossi post con fake news o contenuti di hate speech."
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