Architetture Sociali: siamo ciò che connettiamo!

Il cambiamento culturale attraverso il viaggio di Scott e Amundsen a cura di Federico Badaloni

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  1. Con Federico Badaloni oggi abbiamo parlato dell’importanza dell’architettura degli ambienti informativi e di come quello che sembra essere un cambiamento tecnologico sia prima di tutto un cambiamento culturale. La rete ha cambiato il modo di comunicare, diffondere e creare contenuti, ma anche di relazionarsi con l’ambiente. Badaloni descrive le caratteristiche di questa nuova realtà attraverso la narrazione di un evento storico tragico e avvincente allo stesso tempo: la gara tra Scott e Amundsen per la conquista del Polo Sud!
  2. Quello che ha segnato la vittoria del generale norvegese Amundsen ed il collasso del suo avversario inglese è stata la differenza di approccio nel relazionarsi e affrontare un mondo che non conoscevano. Scott rispecchia perfettamente la cultura alla quale appartiene nelle scelte che fa: sceglie di utilizzare motoslitte e abbigliamento di ultima generazione, confida nel progresso tecnologico e rifiuta tutto ciò che non appartiene alla sua realtà. Segue l’idea che la tecnologia è degli esperti e va solo utilizzata:nessuno dei suoi uomini apprende come gestire una muta di cani da slitta, impara ad orientarsi o sa sciare, tutte cose che si riveleranno necessarie alla sopravvivenza.
    Amundsen invece aveva conosciuto gli inuit nella sua prima esplorazione al Polo Nord e aveva da loro imparato a costruire igloo, a vestirsi (sceglie la pelliccia larga che permette la traspirazione), aveva costretto i suoi uomini a imparare a guidare una slitta. Agli inuit deve anche il modo di cuocere pinguini e foche perché consentiva di conservare vitamine essenziali, conoscenza che costerà cara agli uomini di Scott. La resilienza fu la salvezza della squadra norvegese, unita ad una differente concezione della tecnologia e della gerarchia: il sapere tecnico viene condiviso ed i suoi uomini sono un vero e proprio team tecnico, una squadra!
  3. Nella gara tra i due esploratori emergono quelli che sono i quattro pilastri dell’architettura dell'informazione: ricerca etnografica, strategie dei contenuti, grafica e usabilità. Badaloni confrontala narrazione con la realtà di oggi: la tecnologia non deve essere competenza di pochi ma è cultura e deve essere di tutti (Amundsen). Il progresso non come mera evoluzione della tecnologia ma come capacità di una cultura di ibridarsi, di cambiare. Amundsen ha deciso di compiere la sua impresa essendo parte dell’ecosistemache voleva abitare. Scott voleva portarsi dietro invece il proprio ambiente, come chiuso in una bolla culturale. Oggi il nostro ecosistema è cambiato: si è passati da documenti statici, stabili, a contenuti con i quali invece si può e bisogna relazionarsi. Una rete è fatta di persone che si organizzano, come il team norvegese.
  4. Pensare il mondo come un insieme di oggetti sembra funzionare sempre meno: oggi un oggetto esiste come nodo di un insieme di interazioni, di relazioni. Per spiegare meglio il concetto, Badaloni,usa i Geomag del figlio! (Grafo con Geomag per spiegare la rete: archi e nodi).L’architettura della nostra realtà è un grafo dove percepiamo i nodi attraversoi sensi (vibrazione del cellulare) e gli archi attraverso le emozioni!
  5. Il digitale è reale, siamo tutti popolo dellarete! Per usare la metafora di Badaloni: oggi fare giornalismo vuol dire andare al Polo Sud. Si può provare ad andarci in una bolla culturale, come Scott, perché ci viene più semplice e naturale (è la cultura del nodo invece che dell’arco). Lo abbiamo sempre fatto con la radio o la televisione, ma ora la situazione cambia perché non si tratta di un media, ma di una rivoluzione culturale! Badaloni suggerisce di fare come Amundsen,andare con gli inuit: valutare la direzione del cambiamento culturale, non le nuove tecnologie, mettere al centro la relazione e non se stessi.
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