Arafat e il giallo del polonio

Voci, annunci e smentite dai laboratori che indagano sull'ipotesi che il leader palestinese, morto nel 2004, sia stato avvelenato.

  1. Domenica 13 ottobre alcuni giornali italiani titolavano "Sì, Arafat è stato avvelenato", citando uno studio pubblicato dalla rivista scientifica inglese The Lancet. 
  2. Ma, come si vedrà più avanti, per gli autori dello studio la circostanza dell'avvelenamento è al momento solo un'ipotesi

    Lo studio pubblicato da The Lancet è basato sulle analisi richieste dalla vedova di Yasser Arafat, Suha, un certo numero di oggetti appartenuti al leader palestinese, coi quali lo stesso è venuto a contatto negli ultimi giorni. Suha Arafat sospetta che suo marito sia stato ucciso da una sostanza velenosa come il polonio 210, la sostanza radioattiva che nel 2006 a Londra ha ucciso Alexander Litvinenko
    Gli articoli italiani citavano anche un'inchiesta della catena televisiva Al Jazeera. Che però sembra più prudente nel riportare i risultati. In questo momento il titolo dell'inchiesta contiene una sfumatura importante: "Arafat poisoning claim backed by journal". Ovvero, "l'ipotesi di avvelenamento di Arafat è supportata (non, quindi, confermata) da una rivista scientifica". Il sommario infatti parla di "possibility". 
  3. Sul sito, il sommario dell'articolo dice: "Lancet publishes peer review supporting findings Palestinian leader may have been poisoned by polonium". Vale a dire: "La rivista Lancet pubblica dati confermati da verifiche scientifiche secondo i quali il leader palestinese potrebbe essere stato avvelenato col polonio". I condizionali, come si vede, qui si sprecano. 

    Un lancio ANSA, poi, introduce un altro elemento interessante nel sommario: "Al Jazeera rilancia nuovi risultati della prestigiosa rivista medica". Ma i dati sono veramente nuovi? 
  4. Contatto l'ospedale universitario di Losanna, dove sono state svolte le ricerche, chiedendo un commento. L'ufficio stampa via e-mail spiega che l'articolo "copre una serie di analisi realizzate tra gennaio e giugno 2012 e tutto questo è stato abbondantemente riportato dai media l'anno scorso. Non abbiamo nulla da aggiungere per il momento".  

    Successivamente riesco a parlare con la responsabile della comunicazione dell'ospedale, che ha rilasciato l'intervista andata in onda questa mattina su Radio3, qui disponibile in mp3:
  5. (Tra qualche giorno il link al file audio non sarà più disponibile, ma si potrà ascoltare la puntata in streaming su questo link ).

    L'ospedale spiega che i dati del 2012, sui quali si basa l'articolo di The Lancetnon fanno riferimento ad alcun avvelenamento e che su questo punto non ci sono novità. Lancet ha solo pubblicato, con il ritardo tipico delle riviste scientifiche, le conclusioni delle analisi svolte l'anno scorso. Secondo gli scienziati svizzeri c'era del polonio tra gli oggetti personali di Arafat, ma questo già si era saputo. A partire da questo, comunque, non è appropriato parlare di avvelenamento. 

    Nel pomeriggio del 14 ottobre l'Ospedale ribadisce tutto questo per iscritto, via comunicato stampa e dichiara, quindi, che: 
    - i documenti diffusi l'anno scorso, sui quali si basa l'articolo di Lancet, non consentivano alcuna conclusione riguardo all'avvelenamento;
    - l'avvelenamento è citato soltanto in quanto ipotesi; 
    - dopo l'esumazione del cadavere di Arafat "è stata lanciata una nuova serie di indagini, che sono ancora in corso". 

    Il 15 ottobre, dopo le 10, l'agenzia AFP diffonde una dichiarazione riguardante una diversa ricerca sulle circostanze della morte di Arafat. Questa volta a parlare sarebbe un russo, uno dei ricercatori che stanno lavorando sui campioni prelevati dal cadavere esumato. 
  6. La sua è una dichiarazione che non lascia spazio a dubbi: "Il n'a pas pu être empoisonné au polonium. Les experts russes qui ont mené l'analyse (des échantillons) n'ont pas trouvé trace de cette substance". ("Non è possibile che sia stato avvelenato col polonio. Gli esperti russi non ne hanno trovato traccia")

    Dubbi sulla circostanza dell'avvelenamento erano stati avanzati già da Deborah Blum, giornalista esperta di veleni, in un post apparso sul suo blog il 13 ottobre: 
  7. Il post, ben prima delle dichiarazioni giunte da Mosca, si chiudeva così: "Forse il clamore suscitato da Al-Jazeera serve solo a tenere alta l'attenzione su questa storia. E, forse, c'è anche un po' di wishful thinking. E magari, ma non è sicuro, il tacito l'annuncio di qualche novità in arrivo".

    Le novità, infatti, non si fanno attendere. Mentre gli esperti russi, come abbiamo visto, smentiscono l'avvelenamento, il Corriere della Sera del 7 novembre riferisce di un nuovo documento "di 108 pagine" preparato dai medici di Losanna, dove si parlerebbe di «un 83% di probabilità che sia stato avvelenato».
  8. Nuovi aggiornamenti sono probabili, vista l'altalena di annunci e smentite che si rincorrono tra Parigi (dove Arafat è morto e dove è al lavoro un altro gruppo di esperti - che finora non si sono fatti sentire), Mosca (da dove invece è giunta una smentita categorica dell'avvelenamento) e Losanna (da dove sono partiti invece due annunci "compatibili" con la tesi dell'avvelenamento). 
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