#NoFreeJobs anche gli Stagisti nel loro piccolo si incazzano
Su Twitter divampa l'hashtag #NoFreeJobs per dire no a quelle proposte di stage e praticantato medioevali, che mortificano la dignità di milioni di lavoratori.
ONtro
- Esimi nonché egregi Ricercatori, oggi sono stato contattato dal nostro Luigi Ferrara per una doverosa azione di sensibilizzazione via Twitter in favore di un nuovo hastag fresco fresco: #nofreejobs.
Il post da cui è partito tutto...
- Immediatamente mi getto in una ricerca in Rete per comprendere meglio il fenomeno e mi imbatto nel post di Wikiculture da cui è nato tutto. In sostanza #NoFreeJobs nasce da una meravigliosa "offerta di lavoro" rivolta ai blogger professionisti (o aspiranti tali): un misterioso benefattore, infatti offre all'iperbolica cifra di € 20,00 (euro venti/00) al mese per 40 (quaranta) post... In pratica € 0,50 (cinquanta centesimi) al pezzo...Ovviamente partono alcune sconsolate riflessioni dell'autore su come raggranellare in modo più semplice questa mitica cifra...
Caro blogger, ti pago 20 euro al mese e tu mi scrivi 40 pezzi | WikiCultureIn questa rubrica parliamo di comunicazione e collaborazione nell'era del web 2.0. Molti cercano di lavorare in questo ambito, cercano di...Nascita di un hashtag di successo...
- E' quindi la volta del nostro Paolo Ratto, che sulla propria Pagina Facebook (e successivamente sul proprio blog) commenta la notizia al grido di un quanto mai condivisibile "Gratis non si lavora. Si ozia"...
Il blog di Paolo Ratto | Social WebTutto nasce da un post degli amici di Wikiculture , sempre in prima fila quando si tratta di educazione all'innovazione, che denunciano i...- ...che viene brillantemente ripreso da Cristina Simone, la quale inventa l'hastag e inizia a fare un po' di sano sharing verso gli Influencers giusti:
- Ovviamente a questo punto si scatena il noto meccanismo di "spam strutturato della Comunità Online a rinforzo orizzontale" e l'hashtag inizia a dilagare in Rete, suscitando alcune interessanti riflessioni sul "praticantato": la forma più deteriore di precariato non retribuito.
- Come spesso accade, non appena nasce l'hashtag, germina anche la relativa Pagina Facebook (penso che un giorno faranno un cimitero di pagine Facebook nate e morte nell'arco di un giorno):
No free jobsProsposte indecenti di lavoro gratuito o sottopagato. Join the conversation on twitter: #nofreejobsSi tirano le somme...
- Arriva infine Anna Simone de Linkiesta a riassumere le posizioni più autorevoli sull'intera vicenda, raccontando per filo e per segno l'intero svolgersi degli eventi:







