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Il grande crack dell'università italiana

Storia di una bolla formativa e della sua fine. 2007: esplode la bolla finanziaria dei mutui negli Usa. Nel 2011 crolla l'Europa. Tutti lo sanno ma nessuno lo dice: nel 2012 oltre all'euro rischia di esplodere l'università... di Roberto Ciccarelli

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  2. 18 novembre 2011: la valanga inizia quando il Tar della Lombardia condanna l'università di Pavia al risarcimento di 1,7 milioni di euro di tasse sottratte agli studenti.
  3. Gli studenti: due terzi degli atenei sono "fuorilegge". Hanno aumentato le tasse per supplire al taglio dei fondi. Si prevede un effetto domino.
  4. Sul Sole 24ore, gli studenti riescono a pubblicare la tabella fatale. Su 62 atenei, 33 rischiano di restituire il maltolto: 218 milioni di euro in un anno.
  5. Le cose si complicano. Sono 5 anni che le tasse crescono. 
  6. Qualcosa non quadra: i costi fissi aumentano (6,8 miliardi euro), si taglia il Fondo di finanziamento degli atenei (sarà di 6,1 miliardi nel 2012). Chi mette la differenza di 700 milioni? Gli studenti no, c'è una legge. Chi allora? Emerge una prima verità: La legge Gelmini pretende la parità del bilancio dagli atenei, come la Bce con l'Italia di #monti #PChigi
  7. Tutti gli atenei sono infatti obbligati a non superare il tetto del 90%. Ma se non possono prendere i soldi dalle tasse e l'Ffo viene tagliato, allora il loro destino sembra essere segnato: Default. I rettori della Crui si allarmano:
  8. Non è la prima volta che, col cappello in mano, gli ermellini vanno dal ministro di turno per chiedere di non tagliare o di rifinanziare il sistema. Ci hanno provato con la Gelmini e, in cambio, le hanno assicurato il via libera alla sua "riforma". Il "patto" - così lo definì nei giorni caldi delle lotte studentesche il plenipotenziario dei baroni in parlamento, Giuseppe Valditara (finiano e relatore della legge in Senato) - è stato un disastro. Gelmini ha portato a casa la sua "legge" e non ha dato i soldi promessi ai rettori. Oggi i rettori sono terrorizzati e lo dicono chiaro e tondo al loro consanguineo Francesco Profumo. E sapete perchè? Basta dare un'occhiata a questa tabella diffusa un paio di anni fa dalla Flc-Cgil:
  9. Sono 37 gli atenei che andranno in default nel 2012. Supereranno cioè il tetto del 90 per cento nel rapporto tra le spese fisse e il finanziamento statale annuale del 90 per cento. Verranno commissariati del ministero (questo dice la "riforma" gelmini) e entro 5 anni dovranno rientrare dal debito attraverso accorpamenti, vendita del patrimonio, taglio alla didattica e alla ricerca, fusioni con altri atenei, blocco totale delle assunzioni (quello in realtà c'è già dal 2007-8), anche se da oggi al 2015 è previsto il pensionamento di metà del corpo docente. Sembra di leggere la famosa lettera della Ue a Berlusconi, invece scopriamo che il commissariamento delle istituzioni italiane, e l'imperativo di inserire l'obbligo della parità di bilancio nella Costituzione, E' GIA' CONTENUTO NELLA LEGGE GELMINI DELL'UNIVERSITA'. Questa "riforma" è "innovativa", almeno rispetto alle politiche del rigore monetario che si vogliono imporre in Italia, perchè inserisce l'obbligo della parità in tutti gli statuti degli atenei in corso di approvazione (in realtà ne sono stati "approvati" ufficialmente solo 9 su 95). 
  10. Walter Tocci, deputato Pd e direttore del Centro per la Riforma dello stato, commenta il decreto sul commissariamento degli atenei approvato a fine luglio. Tra i più competenti conoscitori delle politiche universitarie e della ricerca, Tocci descrive in maniera icastica l'importanza di uno dei pochi decreti attuativi della legge Gelmini approvati ad oggi (sarebbero 17, all'appello ne mancherebbero ancora 34, forse 37):
  11. Gli atenei italiani sono nel frattempo paralizzati, in attesa che il Parlamento, e il neo-ministro Profumo decidano di ricominciare i lavori. Quello che è certo è che Il numero altamente variabile dei decreti necessari per dare vita alla "riforma" Gelmini dipende dalla decisione dell'ultimo governo di NON fare una riforma organica, ma di procedere a macchia di leopardo, secondo un modello di legislazione che si potrebbe definire "pret-à-porter". Il ministero, le forze politiche e persino gli atenei realizzano gli aspetti che più gli aggradano della legge. E questo viene permesso dalla struttura con la quale la Gelmini è stata concepita - quella appunto dei decreti attuativi. La "Gelmini" è infatti una legge a scatole cinesi: ogni decreto deve essere approvato dal consiglio di stato, poi obbligherà ogni ateneo a produrre un regolamento, e così via. Questa riforma è una legge-mostro che soffre di bulimia normativa: produrrà migliaia di norme e regolamenti che paralizzeranno per anni gli atenei. Scrive Fabio Matarazzo, un altro esperto da ascoltare in questo momento:


  12. Il conto alla rovescia per l'università è dunque iniziato. Tra un anno, 37 atenei italiani saranno insolventi. Meglio tacere, far finta di niente, non creare panico tra gli studenti. L'immagine è quella dei correntisti che prendono d'assalto le banche per ritirare i loro risparmi. Ecco, gli studenti faranno la stessa cosa: si ritireranno dai corsi, non verseranno le tasse, e gli atenei andranno in tilt. Per questo i rettori alzano le tasse nel tentativo disperato di evitare il disastro. Ma hanno fatto incredibili pasticci. Solo pochi giorni fa, infatti, gli ermellini avevano siglato con Confindustria un "protocollo d'intesa" che, tra l'altro prevedeva l'aumento delle tasse!
  13. Per chi li sa leggere, gli otto punti indicati nel protocollo sono fuffa, ripetono dichiarazioni ricorrenti una volta ogni dieci anni dal 2001, da quando Crui e Confindustria hanno l'abitudine di siglare questa dichiarazione che ha l'unico ruolo di rafforzare l'idea che l'università prepari (pochi) professionisti per il "mercato del lavoro" e questa è una realtà ineluttabile. Il protocollo è stato firmato pochi giorni prima che la Commissione Europea inviasse una delle sue tante lettere dove imponeva all'Italia il rispetto di ben 39 richieste. Tra le quali spuntava, naturalmente, l'aumento delle tasse studentesche.

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