LA FINESTRA SUL CORTILE - STORIA DEL FUTURO GIORNALISMO

di Michele Mezza - EVOLUZIONE PARTENDO DAL PROGRAMMA RADIOFONICO "PASSIONI" - IN ONDA DA SABATO 2 NOVEMBRE 2013 - RADIO 3 RAI - PODCAST TUTTE LE PUNTATE DEL PROGRAMMA RADIOFONICO http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/PublishingBlock-fa13fa37-1286-427b-a49d-015c7c38ee06-podcast.html

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  4. PREMESSA - UNA STORIA DEL FUTURO GIORNALISMO


    Solo  misurandoci con  quanto sta mutando potremo realmente comprendere cosa è stato o cosa  potrà ancora essere  il mestiere dell'informare.  L'obbiettivo finale è quello di tracciare una suggestiva mappa delle dinamiche della comunicazione,che interroghi il futuro della società nella sua complessità.

    L'ambizione è comprendere l'origine e la natura dei nuovi processi innovativi, leggendo e decifrando l'evoluzione del giornalismo italiano, e connettendo i comportamenti sociali  alle formule editoriali.

    Un media è sempre un modo di vivere, innanzitutto.

    Cercheremo di rispondere ad alcune domande di fondo:

    Che  relazioni si sono realizzate fra media e società ? Che tipo di media si sono affermati nel nostro paese e perché? I media realmente determinano la  meccanica sociale o viceversa? Dare notizie farà  ancora notizia? Chi darà le notizie sarà ancora un professionista? Quali i linguaggi e i poteri del nuovo scenario della comunicazione digitale? La tecnologia è causa o conseguenza delle trasformazioni  del mercato? Come siamo arrivati ad una crisi del mestiere del giornalista ed ad un ripensamento del modello industriale dell'editoria?


    FORMAT del PROGRAMMA RADIOFONICO 

     

    Otto puntate, accoppiate in ogni fine settimana (sabato e domenica alle ore 10.30)  a cavallo fra passato e futuro, che raccontano affrontano temi nodali del sistema informativo . Documenteremo,  con testimonianze dirette di personaggi e protagonisti, e  con documenti sonori ricavati dalla rete, i passaggi principali che hanno modellato l'attuale sistema dell'informazione e che lo proiettano  in uno scenario dove nulla rimarrà eguale a se stesso.
    Ogni puntata  si articolerà sullo scambio di esperienze e opinioni di due testimonial che emblematicamente  simboleggeranno i due aspetti del processo di riorganizzazione del mondo giornalistico: la sua storia e il suo futuro.

    Il modulo di messa in onda indicato- 4 coppie di puntate, da trasmettere il sabato e la domenica-suggeriscono  la cadenza in quattro capitoli di base che a loro volta saranno suddivisi in due sezioni.

    Ogni puntata sarà introdotta da una citazione cinematografica, un breve tratto di sonoro, che introduce  e anima il tema.

    Insieme all'autore, Giulio Anselmi, attuale presidente della Fieg, la cui storia professionale ha attraversato tutti i  ruoli e le funzioni del mondo giornalistico, sarà non solo memoria storica ma sopratutto stimolo e concreta verifica delle suggestioni che affioreranno dal dibattito con  i testimonial dei  singoli passaggi storici -del passato e del futuro- o del  giornalismo italiano.

  5. AUTORI 


    Michele Mezza  http://www.mediasenzamediatori.org/didattica/Mezza.html 

    con la testimonianza e le esperienze di:

    Giulio Anselmi   http://it.wikipedia.org/wiki/Giulio_Anselmi  

    consulenza storica Gianfranco Zucchi  avevamolaluna.it/zucchi 

    twitter @gianfrazucchi

    e la collaborazione digitale di Carlo Monti  bit.ly/1bagLfs  


  6.  INTRODUZIONE E TEMI GUIDA DEL RACCONTO

     

    - L' acquisto del Washington Post da parte di Jeff Bezof, l'inventore di Amazon, il più grande store culturale del mondo, è l'emblema del fenomeno che vogliamo raccontare: i giornali cambiano natura, prima che formato, e il mercato editoriale tende ad assestarsi su nuovi meccanismi con nuovi protagonisti. Gli editori non sono più quelli che abbiamo conosciuto, il giornale non manterrà le caratteristiche che ci hanno formato, i giornalisti muteranno profilo e identità, i lettori non si accontentano più della semplice fruizione della notizia. La televisione non è più il televisore .Lo stesso computer comincia ad impolverarsi come strumento e linguaggio.
    Queste ipotesi, che alcuni anni fa erano solo futuribili scenari sono oggi  imminenti realtà. Siamo ad un cambio radicale di paradigma. I lettori, più dei giornalisti, si propongono  come laboratorio di una ricerca sulla storia e le tendenze del sistema dell'informazione italiana.


    Le tecnologie sono strumento e linguaggio di questa mutazione, ma non causa diretta. Semmai sono un grande ritorno, come dice Edgar Morin.

     

    - L'idea  che vorremmo verificare,come abbiamo accennato, è che i processi innovativi più che una trasformazione discontinua, segnino un ritorno di pratiche e comportamenti sociali ancora tutti saldamente nella nostra memoria genetica .

    Come raccontava proprio il massimo esponente di comunicazione della curia vaticana Cardinal Ravasi che accostava l'efficacia delle parabole di Gesù alla fulminante sinteticità di Twitter.


    Il giornalismo  della rete, con le forme di partecipazione digitale, si rivela dunque  la ripresa di un percorso, il ritorno alle  origini di un fenomeno sociale che nasce come collaborativo e, semmai, viene distorto dalla cultura fordista, gerarchica e autoriale.


    Il primo tema riguarda il nodo strutturale del sistema: crisi congiunturale, per quanto acuta e drammatica, nei suoi risvolti occupazionali, o invece mutazione della specie che trasforma drasticamente le forme e i contenuti stessi dell'atto dell'informare? Il dilemma lascia le aule universitarie e dei centri di ricerca per entrare drammaticamente nelle redazioni e nelle stanze del management editoriale.

     

    - L'esempio di Newsweek, il prestigioso magazine internazionale che da gennaio 2013 non è più in edicola, ma continua a vivere solo sulla rete, simboleggia il nodo dell'ondata digitale. Non molto meglio sta il suo tradizionale competitore, Il  Times magazine, principe dei settimanali dell'attualità globale, che vive una crisi diffusionale e pubblicitaria che potrebbe preludere ad ulteriori traumi. Il passaggio di mano del Washington Post ci suggerisce un possibile approdo, l'avvento di nuovi soggetti sul mercato anche italiano, ci confermano che  siamo oltre la linea della crisi economica. 


    La trasformazione del mercato televisivo, il pervasivo dilagare del linguaggio video in ogni rivolo digitale, sono gli spezzoni di un ragionamento che ci spinge a rompere i vecchi schemi lineari, anche nella narrazione storica.

     Quanto è accaduto era premessa di quanto sta accadendo? E come è accaduto ci aiuta a decifrare cosa ci sta accadendo? Domande che indicano un metodo che vorremmo sperimentare.


  7. - Un'altro spunto per la discussione sull'innovazione tecnologica, che sembra allontanare sempre più i mestieri dalla loro origine artigianale, ma che in realtà  recupera proprio le mansioni più tradizionali, come il passa parola e l'interscambio fra autore e utente, è il modello narrativo in cui tradizione e innovazione continuamente si passano il testimone, illustrandosi reciprocamente.

    Per questo , come traccia storica, è utile rileggere il dibattito che,  a metà degli anni '60, vide protagonisti Pier Paolo Pasolini e Italo Calvino sulla qualità della lingua Italiana.  Pasolini denunciava una corruzione della lingua ad opera di egemonie tecnologiche e consumistiche. Calvino rispondeva che  “l’italiano può sopravvivere se riesce a trasformarsi in “lingua […]  moderna”, una “lingua agile, ricca, liberamente costruttiva, robustamente centrata sui verbi,

    dotata d’una varia gamma di ritmi della frase...”

     

    Metafora perfetta dei dilemmi che si profilano dinanzi al giornalismo italiano (RILEGGIAMOLA QUI SOTTO).

  8. Ogni giorno […] per un processo ormai automatico, centinaia di migliaia di nostri concittadini traducono mentalmente con la velocità di macchine elettroniche la lingua italiana in un’antilingua inesistente.Avvocati e funzionari, gabinetti ministeriali e consigli d’amministrazione, redazioni di giornali e di telegiornali scrivono pensano parlano nell’antilingua. Queste pagine, spesso riprese quando si parla di burocratese e comunicazione pubblica, si devono a Italo Calvino e risalgono a quasi quarant’anni fa2 : comparvero infatti su «Il Giorno» del 3 febbraio 1965, nel quadro di una vasta discussione, aperta da Pier Paolo Pasolini, sulle dinamiche linguistiche di quegli anni, caratterizzati da grandi ma anche traumatiche trasformazioni economiche e culturali. Pasolini, dopo aver negato a lungo l’esistenza dell’italiano come lingua d’uso (funzione effettivamente svolta, sino a quell’epoca, dalle varietà dialettali: vedi FINESTRA 1), in un intervento del 26 dicembre 1964 sul periodico del PCI «Rinascita» aveva posto la questione del “nuovo italiano tecnologico”, cioè di una “lingua della produzione e del consumo” nata nelle grandi aziende e nei centri di comando dell’industria capitalistica, capace di “omologa[re] tutti i tipi di linguaggio della koinè italiana: le classi popolari avrebbero dunque rischiato di essere condannate al silenzio o alla massificazione linguistico-culturale, con la perdita delle capacità comunicative ed espressive precedentemente assicurate dai dialetti. A Pasolini che dice “l’italiano finalmente è nato […] ma io non lo amo perché è «tecnologico»” Calvino risponde che l’italiano rischia invece di morire, soffocato da una tradizione retorica deteriore e dalla tendenza all’antilingua. Ma l’italiano può sopravvivere – aggiunge Calvino – se riesce a trasformarsi in “lingua […] moderna”, una “lingua agile, ricca, liberamente costruttiva, robustamente centrata sui verbi, dotata d’una varia gamma di ritmi della frase”3 . Le osservazioni calviniane sono ancora attuali e validissime, non tanto come manifesto di una semplicistica crociata contro il burocratese quanto come elementi di un’argomentazione ricca e complessa, che offre una buona risposta alle obiezioni sollevate quando sono in discussione le tradizionali forme della scrittura legislativa o amministrativa (non si possono semplificare forzatamente questioni difficili, non si può rinunciare a un’articolazione sintattica che rifletta una complessità di pensiero e così via). In un intervento sulla «Domenica del Corriere» del febbraio 1978 Calvino sottolinea infatti: […] quando le cose non sono semplici, non sono chiare, pretendere la chiarezza, la semplificazione a tutti i costi è faciloneria, e proprio questa pretesa obbliga i discorsi a diventare generici, cioè menzogneri. Invece lo sforzo di cercare di pensare e d’esprimersi con la massima precisione possibile proprio di fronte alle cose più complesse è l’unico atteggiamento onesto e utile4 .
  9. SOMMARIO DELLE OTTO PUNTATE RADIOFONICHE
    DA SABATO 2 NOVEMBRE 2013 SU RADIO 3 RAI - PROGRAMMA PASSIONI 
    (sabato e la domenica alle 10:50)

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    PRIMA PUNTATA  IN ONDA SABATO  2 NOVEMBRE 2013


    TITOLO - DAL VILLAGGIO AL CORTILE

    PREMESSA

  10. (Per riascoltare la  PRIMA PUNTATA nel caso non funzioni il link qui sopra bit.ly/1bbICe3 )
  11. Citazione: sonoro dell’incontro Ravasi/Scalfari del 25 settembre 2013 a Roma
    (la parte che interessa è a minuti 5  - i Twit da 39 a  155 caratteri di Gesù Cristo) 
  12. PRIMA CONVERSAZIONE -  DAL VILLAGGIO AL CORTILE 

    La verità come ambizione,l’innovazione come ritorno. La comunicazione diventa oggi il terreno di confronto delle grandi opzioni culturali dell’umanità. Oltre che uno spettacvolo che affascina milioni di persone come il successo di film e fiction, fra le ultime NewsRoom trasmessa da Rai3 dimostrano.

    Accorciando le distanze fra chi informa e chi usa l'informazione, fra professionisti e dilettanti.

    Proprio l’esperienza promosso da Papa Benedetto e rilanciata da papa Francesco, del Cortile dei Gentili, come luogo di incontro fra religiosi e  non credenti,ci propone una metagfora aggiornata dell'impatto dell'informazione sulla comunità: non più il villaggio  da urbanizzare, di Mc Luhan, quanto un luogo più ristretto e compatto, dove tutti vedono tutti, come appunto un cortile. Se tutti guardano, tutti possono sapere, e il percorso verso la verità si fa più dialettico e interattivo.

    Nel brusio la verit è possibile? E la tecnologia è oggi il linguaggio del relativismo o è invece l’elemento che recupera l’umanesimo distorto dall’industrializzazione fordista? Il primato del professionista è insidiato dall'ambizione degli utenti?

    Temi  che entrano ormai nelle redazioni attraverso le forme di automazione del pensiero e delle discrezionalità professionali .

    Domande che si ponevano probabilmente anche i primi giornalisti moderni, come i fondatori del Daily Courant,il primo quotidiano regolare che  fu dato alle stampe a Londra nel 1702.Il giornale già annunciava il suo intendimento di citare rigorosamente le fonti di ogni notizia e di separare le opinioni dai fatti. Ancora più preveggente il quotidiano Spectator, pubblicato sempre a Londra nel 1711 che ambientava ogni numero in un club dove esponenti di diverse categorie discutevano sul tema del giorno. Diciamo che si apriva così la strada  al socialnetworking giornalistico. Una strada oggi battuta dai grandi quotidiani nel mondo e in Italia. Segnaliamo che il 15 % del traffico del sito del new York Times è generato dal blog fondato da Nate Silver, l'ideatore della tecnica di previsione dei fenomeni sulla base  della decifrazione dei dati digitali accumulati sulla rete.

     

    La nuova lotta per il riconoscimento ( Hegel, fenomenologia dello spirito)

     

    Apriamo la nostra trasmissione con un confronto proprio sui valori che rendono il mestiere ancora centrale. Con Giulio Anselmi e Michele Mezza ne discutono  Paolo Sorbi, sociologo e docente dei linguaggi contemporanei all’Università  Europea di Roma, e Pierluigi Ferrari, vicedirettore dipartimento Informatica dell'Università di Pisa. 

    Apriamo la nostra trasmissione con un confronto proprio sui valori che rendono il mestiere ancora centrale. Con Giulio Anselmi e Michele Mezza ne discutono: 

    Paolo Sorbi, sociologo e docente dei linguaggi contemporanei all’Università  Europea di Roma. 

     Gian Luigi Ferrari dell'Università di Pisa.

    Un importante contributo la ha dato il prof. Elio Matassi(*), ordinario di filosofia Morale all’Università Roma 3

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